LA CERTIFICAZIONE PER LA PARITÀ DI GENERE

Nel marzo del 2022 è stata pubblica la UNI/PdR 125, ma solo successivamente è stata subito introdotta la certificazione della parità di genere nelle normative nazionali.

Lo schema originario della certificazione è partito nella primavera del 2021, con la consapevolezza da parte del Dipartimento per le Pari Opportunità che occorreva necessariamente disegnare nuove politiche sociali che potevano consentire l’inclusione e la partecipazione attiva delle donne nel mondo del lavoro: negli ultimi 45 anni il tasso di occupazione femminile in Italia è salito di appena 17 punti percentuali, cioè dal 33% al 50%.

Il primo passo è stata la pubblicazione della Legge 162/2021 che ha inserito l’articolo 46 bis nel Codice delle Pari Opportunità. Proprio insieme a questo è stata introdotta la certificazione per la parità di genere.

Il secondo passo, più significativo, è avvenuto con la pubblicazione del Decreto del Ministro per le Pari Opportunità del 29 aprile: fondamentale perché specifica che la certificazione deve rispettare i parametri della Prassi di Riferimento UNI/PdR 125 e che può essere rilasciata esclusivamente da organismi accreditati.

La certificazione per la parità di genere è un riconoscimento che attesta l’effettiva implementazione di un sistema di gestione per la parità di genere da parte di un’organizzazione, in conformità con i requisiti stabiliti dalla prassi UNI/PdR 125:2022.

La PdR 125:2022 è una prassi che stabilisce i requisiti per la realizzazione di un sistema di gestione per la parità di genere all’interno delle organizzazioni, con l’obiettivo di favorire l’uguaglianza di genere e prevenire discriminazioni e disparità sul luogo di lavoro.

La Certificazione per la Parità di Genere ai sensi della PdR 125:2022 è quindi un riconoscimento di grande valore per le organizzazioni che intendono impegnarsi nella promozione della parità di genere, in quanto attesta l’effettiva implementazione di un sistema di gestione per la parità di genere e il conseguimento di importanti risultati in termini di equità e inclusione sul luogo di lavoro.

parità di genere

Come certificarsi per la Parità di Genere?

Per quanto riguarda i requisiti disciplinati dalla prassi, questa suddivide le organizzazioni in quattro fasce, micro, piccola, media e grande.

Le organizzazioni dovranno quindi, come primo passo, identificare la propria fascia di appartenenza.

Lo standard prevede, poi, l’individuazione di sei aree di indicatori attinenti alle diverse variabili, che possono contraddistinguere un’organizzazione inclusiva e rispettosa della parità di genere.

Queste aree sono cultura e strategia, governance, processi, human resources, opportunità di crescita e di inclusione delle donne in azienda, equità remunerativa per genere, tutela della genitorialità e conciliazione in vita-lavoro.

Per ciascuna area sono identificati specifici indicatori, sia qualitativi sia quantitativi. A ciascuna area è associato un peso percentuale. Al risultato complessivo che si ottiene corrisponde lo stato in cui si trova l’organizzazione e rispetto al quale devono essere apportati i miglioramenti nel tempo.

La certificazione può essere rilasciata quando è stata raggiunta la soglia minima del 60 per cento.

Riassumendo:

Implementare un sistema di gestione per la parità di genere conforme ai requisiti della prassi UNI/PdR 125:2022;

Calcolare gli indicatori/KPI previsti dalla prassi di riferimento UNI/PdR 125:2022;

Sottoporre il sistema di gestione ad un ente di certificazione accreditato che ne valuterà la conformità alla prassi di riferimento e rilascerà il Certificato di Parità di Genere. Trattandosi di un sistema di gestione, l’audit iniziale prevede l’esecuzione di una fase uno pressoché documentale e di una fase due in cui saranno verificati gli aspetti più operativi.

Applicazione corretta della Prassi di Riferimento UNI/PdR 125

UNI e Accredia, per una chiara ed efficace applicazione della UNI/PdR 125:2022 sul sistema di gestione per la parità di genere, hanno elaborato un set di FAQ, in continuo aggiornamento, utile per gli organismi di certificazione e le organizzazioni.

Per una migliore consultazione, le FAQ sono raggruppate in funzione degli argomenti e della struttura stessa della Prassi:

  • Aspetti generali
  • Aspetti operativi (KPI, metodologie di calcolo e altro)
  • Appendice A (certificazione)
  • Appendice B (esempi di KPI).
vantaggi fiscali-parità di genere

Vantaggi fiscali ed economici previsti dalla Certificazione per la Parità di Genere

L’Art. 5, della Legge n. 162/2021, ai commi 1 e 2, prevede lo sgravio contributivo a favore delle aziende che al 31 dicembre dell’anno precedente a quello di riferimento siano in possesso della certificazione UNI PdR 125:2022.

Questo sgravio si applica direttamente ai contributi dovuti dall’azienda.

L’importo dello sgravio arriva all’1% dei contributi dovuti, fino al limite massimo di € 50 mila annui per azienda ed è applicato su base mensile

Tale vantaggio è concepito infatti come leva motivazionale ulteriore a favore delle imprese che intraprendono tale percorso proprio perché, il Governo Italiano e le istituzioni ad esso connesse, perseguono anch’essi, dal punto di vista politico, la diffusione della cultura e dei valori che promuovono la parità di genere.

Una piccola e media impresa, con tale risparmio, coprirà sicuramente i costi legati al processo di certificazione e potrà godere di vantaggi di maggiore interesse che riguardano:

  • I finanziamenti
  • Le fidejussioni
  • Le gare d’appalto

I vantaggi fiscali ed economici avranno significativo riscontro su molti processi aziendali:

  • Gestione del personale (sgravi contributivi)
  • Sviluppo e produzione (finanziamenti)
  • Insurance (riduzione polizza)
  • Commerciale (gare d’appalto)

Finanziamenti collegati alla Certificazione per la Parità di Genere

Due opportunità:

  1. Accesso a finanziamenti europei da parte dell’azienda certificata UNI/PdR 125:2022

L’Art. 5, “Premialità di parità” della Legge n. 162/2021, al comma 3, prevede il punteggio premiale per la valutazione, da parte di autorità titolari di fondi europei nazionali e regionali, di proposte progettuali ai fini della concessione di aiuti di Stato a cofinanziamento degli investimenti sostenuti da parte di aziende virtuose che hanno certificato il loro sistema di gestione per la parità di genere.

Analogamente a quanto accade per i progetti che proteggono l’ambiente oppure preservano la sicurezza dei lavoratori o permettono di innovare processi attraverso l’adozione di nuove tecnologie, i bandi europei indicano nei criteri di premialità, la certificazione del sistema di gestione per la parità di genere.

Una piccola e media impresa può accedere a finanziamenti che sono erogati attraverso il meccanismo del credito di imposta oppure tramite l’accesso ad un credito a tasso agevolato.

L’opportunità, per le imprese che optano per tali strategie, è ben più interessante rispetto a quella derivante dai vantaggi contributivi.

  1. Accesso a fondi resi disponibili per coprire le spese da parte delle aziende che intendono certificarsi

Quest’altra opportunità inerente al mondo dei “finanziamenti” è relativa ai contributi previsti dal PNRR per agevolare proprio il processo di certificazione delle piccole e medie imprese.

Stiamo parlando di:

  • Un totale di 2,5 milioni euro per la fornitura di servizi di assistenza tecnica e accompagnamento alla certificazione della parità di genere
  • Un totale di 5,5 milioni euro per l’erogazione dei costi della certificazionedella parità di genere.

L’erogazione delle risorse è gestita con un meccanismo a sportello fino ad esaurimento degli importi stanziati. L’Avviso per la gestione ed erogazione di questi contributi previsti dal PNRR, è in via di definizione.